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mercoledì 14 novembre 2007 15:15

STORIA DELLA CHIESA DI SAN VITO

 

San Vito

La storia di San Vito narra di un fanciullo di sette anni, nato in Sicilia da nobile famiglia e martirizzato a Roma al tempo dell'imperatore Diocleziano (303-304 d.C).

Figlio di un padre pagano, il fanciullo Vito, educato al cristianesimo dal precettore Modesto e dalla nutrice Crescenza, operava molti prodigi nella sua terra, tanto che l'autorità locale, il preside Valeriano, lo fece arrestare torturare e chiudere in una prigione. Il padre cercò di convincere il fanciulo a rinnegare la sua fede con punizioni corporali e con lusinghe, ma inutilmente. Liberato da un pellegrino insieme a Modesto e Crescenza, dopo un viaggio per mare, approdò in Lucania, presso il fiume Sele, dove continuò a compiere miracoli e prodigi. Fu poi richiamato a Roma dall'imperatore Diocleziano che aveva un figlio (o figlia) ossesso. Vito lo guarì, ma l'imperatore irriconoscente lo fece ugualmente incarcerare e torturare in quanto il fanciullo non aveva voluto rinnegare la sua fede e sacrificare agli dei romani. Un angelo, però, liberò Vito, Modesto e Crescenzia dai terribili supplizi a cui furono sottoposti, e li condusse in volo presso il fiume Sele, dove i tre spirarono.

Popolarissimo nel medioevo, egli fu inserito nel gruppo dei Ss. Ausiliatori, i santi la cui intercessione veniva considerata molto efficace in particolari occasioni e per sanare determinate malattie. Il suo culto si diffuse subito dopo la morte. A Roma gli fu dedicata una Chiesa già nel IV sec. Oggi è dedicata ai SS. Vito e Modesto.

 

La Chiesa di San Vito a Somma Lombardo

"... l'antica strada che dal Verbano portava a Milano, attraversando Somma Lombardo, allora cinta da mura, si divideva in due vie. Di queste una usciva dalla Porta esistente all'incrocio della via delle murate (oggi via A. Galli) con la via del Portone (oggi via G. Mameli) e proseguiva tra orti e vigne, campi e cascine, sino a Mezzana, quindi ad Arsago per giungere poi sino a Castel Seprio, borgo principale del distretto del Seprio. Su questa strada, poco fuori dalla Porta, su una collina, esisteva una chiesetta demolita nel 1846...."

La prima notizia certa dell'esistenza della chiesa dedicata ai Santi Vito, Crescenzia e Modesto, comunemente conosciuta come chiesa di San Vito, risale al 1260 circa quando l'ecclesiasta Goffredo da Bussero ne scrisse nel suo "Liber Notitiae Sanctorum Mediolano" il cui manoscritto è conservato nella biblioteca Capitolare di Milano. Che la sua esistenza possa però risalire a prima dell'anno mille lo possiamo dedurre dalla testimonianza di Guilizione, signore di origine Longobarda padrone di una parte di Somma, che nel suo testamento, lascia ipotizzare che la chiesa di San Vito costruita "Foris Porta" possa essere del IX secolo o antecedente.

Nel 1482 il borgo di Somma venne diviso fra Francesco Visconti, che entrò in possesso della parte alta, e Guido Visconti, a cui tocco la proprietà della parte bassa. Entrambi infatti erano fuggiti da Milano durante il periodo della Repubblica Ambrosiana (1448).
Nell'anno 1500, Battista Visconti, figlio di Francesco e amico del Conte Giovanni Melzi, faceva demolire il rudere dell'antico oratorio di S. Vito e al suo posto faceva erigere una chiesa più grande e più bella che arricchì di opere d'arte.

Da quanto sopra esposto si può quindi dedurre che l'aspetto architettonico, con il passare dei secoli, variò moltissimo, dal primitivo tempio a capanna, di cui non si hanno notizie certe, arriviamo alla chiesa fatta erigere da Battista Visconti. Di questa, nel giugno 1570, in occasione della visita dell'allora Cardinale Carlo Borromeo Arcivescovo di Milano, venne redatta una planimetria nella quale si nota la mancanza del coro, del campanile e delle tre cappelle laterali.

Nel 1586 venne eseguito un rifacimento che diede più ampie proporzioni alla chiesa; nel 1617 vennero aggiunte due cappelle, di cui una sulla sinistra che venne dedicata al cardinale Carlo Borromeo morto nel 1584 e non ancora santificato.

Pochi anni dopo, in occasione di un'altra visita pastorale venne disegnata una mappa del territorio delle Pievi da visitare e nella parte riguardante Somma vi si trovavano disegnate le chiese di Santa Agnese, San Bernardino e San Vito la quale è dotata di campanile e posta sopra una collinetta.
Dell'anno 1650 è la costruzione dell'abside e la realizzazione del coro in legno scolpito voluto dagli adepti della Confraternita di San Vito (circa 300) che nel XVII secolo avevano la propria sede come luogo di riunione.
Nell'anno 1684 nella relazione fatta durante una visita pastorale rileviamo che la chiesa, grazie a successivi ampliamenti, "...era lunga braccia 29 e larga braccia 14 e il coro largo braccia 10.5 e lungo braccia 10... ". Sebbene non comparisse in quella planimetria, sappiamo che già esisteva la torre campanaria in quanto presente in disegni precedenti e testimoniata da una pietra murata sotto la cella campanaria dove si dice che "essa venne ultimata nell'anno 1617".

Dal 1751 si accede alla chiesa di San Vito attraverso una scalinata in pietra e un portale barocco.Al centro del portale, sul frontone ad arco ribassato è scolpita la scritta: "INSTRUAM TE IN VIA HAC PSAL 3I MDCCLI". Il significato della scritta è il seguente: "Ti ammonirò e ti mostrerò la via che devi percorrere. Volgerò su dì te il mio occhio". Queste parole sono tratte dalla Sacra Bibbia e si riferiscono al Salmo 32, versetto 8.  Furono ispirate da Dìo a Davide che le scrisse per far capire alle genti presenti e future che il lasciarsi guidare dalla parola di Dio è la cosa più saggia che un uomo possa fare.
Questo messaggio era stato posto dalla Confraternita con la finalità di fare proseliti; inoltre questo motto faceva parte del rituale che accoglieva ogni nuovo Confratello al momento del suo ingresso e vestizione nella grande famiglia della Confraternita

Dal 21 giugno 1912 la chiesa di San Vito è sotto la tulela del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.

CAMPANILE

II campanile probabilmente costruito nel 1617 presenta, applicate a tre quarti d'altezza della torre campanaria, due volti in terracotta.
Una leggenda narra che le due teste furono messe lassù a ricordo della triste fine di due innamorati.
Recentemente, uno studio accurato indica quelle figure come coppelle romane.

L'INTERNO


LA NAVATA

La chiesa ad unica navata presenta le pareti laterali con una tinteggiatura monocroma, ma come si può vedere da alcuni "assaggi" fatti in epoca recente, tali pareti sono affrescate da cima a fondo. Si suppone, da carte di archivio, che sulle pareti dovesse essere rappresentata una Via Crucis.
La chiesa presenta un soffitto in legno a cassettoni di pregevole fattura.
Purtroppo le infiltrazioni di acqua piovana che lo hanno interessato per lungo tempo, ne hanno logorato la superficie rendendo urgente un suo restauro. Grazie alle opere di rifacimento completo del tetto portate a termine nel 2003 sono state eliminate tutte le infiltrazioni interrompendo così un degrado che avrebbe portato alla perdita completa dell'opera.
Sopra il portale di ingresso è posta una balconata di legno decorata che ospita un organo del 1751, in parte funzionante ancora oggi, attribuibile all'organaro Biroldi di Varese.
Il mantice, strutturato per un funzionamento manuale ed ancora in condizioni originali, è posizionato in un piccolo locale adiacente. Tutto il complesso meriterebbe un completo restauro che permetterebbe, oltre al ripristino della bellezza originale, il suo funzionamento, rendendo possibile l'ascolto del suono caratteristico e particolare degli strumenti di quel tipo, realizzali nel settecento.

L'ALTARE MAGGIORE

L'altare subì molteplici trasformazioni durante gli anni. Infatti , come si vede nel disegno della pianta tracciata nell'anno 1570, a quel tempo c'era un solo altare ed era posto contro la parete di fondo, si può supporre che così sia stato nei secoli precedenti.

Posizionato sopra l'altare maggiore, su quella che fu la parete dell'abside (poi abbattuta), si trovava un Crocifisso in legno dipinto di rilevante valore artistico, ed il trittico anch'esso dipinto su legno e attribuito ad A. Bevilacqua, raffigurante Maria SS. con il Bambino adorati da S.Vito in ginocchio, S. Modesto e Santa Crescenzia. Quest'ultimo capolavoro sembra sia stato fatto realizzare da un componente della famiglia Visconti che ne aveva il juspatronato, su consiglio del Conte Giovanni Melzi.
Gli scritti dell'epoca affermano che l'Arcivescovo di Milano, Cardinale Carlo Borromeo, nel 1570, durante una visita pastorale alla chiesa di S. Vito, sostò in preghiera davanti al Crocifisso già allora ritenuto miracoloso dal popolo. A seguito dei lavori di ampliamento e modifica della chiesa, il Crocifisso fu posizionato in una apposita cappella per l'adorazione.

Nel 1787 il Crocifìsso, con la sua ancona in marmo, venne trasportato nella chiesa di S. Agnese.

Nella visita del 1684 furono riscontrati dei cambiamenti notevoli in quanto, a causa dell'ampliamento della chiesa stessa, l'altare maggiore sì trovò a dividerla in due settori di quasi uguale ampiezza. A quel tempo sopra il tabernacolo era il magnifico trittico attribuito al Bevilacqua che oggi si può ammirare nella cappella della fonte battesimale della basilica di Santa Agnese.


LE CAPPELLE

Le prime notizie documentate relative alla destinazione delle due cappelle realizzate nel 1617 e precisamente quella della Beata Vergine e quella dell'Annunciazione, risalgono alla visita pastorale del 1684.

La più pregevole, per quanto riguarda il valore artistico, è certamente quella dedicata alla Beata Vergine del Carmelo in quanto essa è totalmente affrescata con una serie di episodi della vita di Maria Vergine, ed è posta sotto il patrocinio dei Visconti di S. Vito. Una dicitura indica come autore di tali affreschi Francesco Bernardino Bossi di Fagnano nel 1644.

Sulla parete frontale si trova una nicchia chiusa da vetrata con all'interno una statua rappresentante la Madonna con in braccio il Bambino che porge con un gesto d'amore uno scapolare. Ai lati furono dipinte nel XVII secolo le immagini di Sant'Anna e di Santa Maria Maddalena le quali vennero a coprire parte di affreschi preesistenti.

Le scene della vita della Vergine qui rappresentate, dalla sua nascita all'Assunzione al Cielo, compongono un ciclo pittorico unitario, dove però manca la raffigurazione dell'Annunciazione. Poichè di fronte ad essa, a sinistra dell'altare, venne costruita un'altra cappella coeva, dedicata all'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine, secondo alcune fonti la mancanza fu voluta.
Altre fonti invece, riportano che la cappella di sinistra era inizialmente dedicata a Carlo Borromeo, e solo per sopperire alla mancanzqa di questa raffigurazione,  divenne la cappella dell'Annunciazione. A testimonianza della iniziale dedicazione all'Arcivescovo Borromeo, poi divenuto Santo, della cappella di sinistra, vi è una effìge, scoperta nell'agosto 1997 sulla lesena di destra della cappella stessa, che lo ritrae in preghiera.

Il quadro, raffigurante San Carlo adorante il Crocifisso miracoloso, è invece posizionato nel transetto sul lato sinistro dell'altare.

Una terza cappella è dedicata al  S.S. Crocifisso e di esso le prime notizie si trovano in un manoscritto nel quale si legge: "... gli scolari dell 'Oratorio di S. Vito..., tengono in detto Oratorio un Crocifisso miracoloso posto in una nave, e nobil cappella alla pia venerazione l'anno 1715."

Da quando il Crocifisso miracoloso fu spostato nella Basilica di S. Agnese, nella cappella in S. Vito, sopra all'altare in marmo, fu posta una nicchia provvista di cornice in marmo e vetrina, contenente un nuovo Crocifìsso.

ALTRE NOTIZIE E CENNI STORICI

Nell'anno 1836 le truppe francesi - savoiarde che attraversarono la zona, devastarono chiese ed abitazioni e depredarono anche la chiesa di S. Vito, asportando opere d'arte piccole ma di grande valore; successivamente con offerte del popolo e dei nobili della zona le stesse vennero reintegrate in massima parte.
Nel successivo 1848 gli austriaci che arrivarono ad occupare tutte le località del sommese sino al fiume Ticino, lasciarono una traccia del loro passaggio anche nella chiesa di S. Vito; infatti sull'intonaco della piccola scala che porta all'organo, un soldato austriaco scrisse il suo nome e la data, 1850, della sua "visita".
Nel 1859, con il ritorno di Garibaldi e delle sue "camice rosse", gli austriaci si ritirarono.
Nel 1862, con un decreto del Re Vittorio Emanuele, in data 21 giugno, al nome di Somma si aggiunse quello di Lombardo.
Nella zona di Somma, di tradizione agricola, era antica usanza festeggiare il raccolto del grano distribuendo a tutti il pane fatto con l'offerta di farina degli agricoltori; ciò avveniva il 20 maggio in occasione della festa di S. Bernardino e il 15 giugno per la festa di S. Vito. Nel 1746 tale usanza fu abbandonata, e ripresa nel 1999, con la riapertura della chiesa.

INFORMAZIONI SULLA SITUAZIONE ATTUALE E SUI RESTAURI

Nel 1997 è nata " l'Associazione Amici della chiesa di San Vito".
Con la costituzione di tale associazione si incominciarono i primi interventi di restauro degli anni moderni, che hanno portato in primo luogo alla riapertura al pubblico della chiesa che per molto tempo era rimasta praticamente chiusa.

In particolare possiamo ricordare:
II pavimento dell'abside, realizzato in piastrelle di cotto è stato ricostruito e rafforzato con opere in cemento armato per scongiurare il pericolo di crollo dell'abside stessa dovuto ai lavori di costruzione dei garage interrati del condominio edificato vicino al monumento.
La ristrutturazione dei locali annessi alla chiesa, a lungo abitati e mal conservati da inquilini della parrocchia, che ora, sistemati e ordinati, sono di ausilio alle attività della chiesa, delle Confraternite e della Associazione stessa.

Il restauro completo della cappella della Beata Vergine del Carmelo. Durante i  lavori, dietro l'altare di legno dorato, sono apparsi altri affreschi anteriori a quelli di F. B. Bossi, di autore ignoto. Questi raffigurano tra l'altro: S. Carlo adorante la Vergine, un altro Santo, angeli alati e una veduta della chiesetta di S. Vito posta alla sommità di una collina verde con ampi prati intorno.
Il restauro della cappella dell'Annunciazione che sfortunatamente non è completamente decorata come quella della Vergine del Carmelo, ma che ha portato alla luce diversi tratti di affreschi antichi.
Il rifacimento completo del tetto, delle gronde e dei canali di raccolta delle acque piovane.
La sistemazione del locale caldaia e messa a norme degli impianti ivi contenuti.
La parziale sistemazione del giardino che circonda la chiesa.
Oggi, anche grazie all'interessamento del Signor Prevosto Don Gilberto Donnini, si è dato mandato ad un architetto, esperto nel recupero dei monumenti storici, di preparare un programma di interventi che portino:
al recupero completo delle opere d'arte tutt'ora nascoste sotto gran parte delle pareti interne della Chiesa ( e che specifici "assaggi" hanno rivelato esistere ),
alla ristrutturazione e ripristino dell'organo settecentesco,
alla sistemazione e restauro del magnifico soffitto "a cassettoni",
alla sostituzione dei serramenti delle finestre della chiesa non più idonei al loro compito,
alla pulizia e sistemazione della facciata esterna e delle opere ad essa affiancate,
alla sistemazione dell'esterno della chiesa con adeguati interventi al giardino,
all'allestimento di un sistema di illuminazione che valorizzi il monumento anche nelle ore notturne.

Per la realizzazione di tali interventi è necessario il contributo dì tutti coloro che sentono e comprendono la necessità e l'importanza di riportare un monumento di così grande valore storico e artistico allo splendore iniziale dando a tutti la possibilità di ammirarlo nuovamente.

Associazione Amici della Chiesa di San Vito - ONLUS
Via Mameli, 144 - 21019 Somma Lombardo (Varese)

 

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 04 marzo 2008 20:12 )